Diabete
Prevenire il diabete salvaguarda il cervello
Tra i danni che si possono evitare con l’adozione di uno stile di vita sano va considerato anche il maggior rischio di essere colpiti dalla forma lieve di demenza nota come mild cognitive impairment .
Esiste un legame tra diabete mellito e declino cognitivo lieve (il cosiddetto Mild Cognitive Impairment, MCI) cioè quella condizione intermedia tra il normale processo di invecchiamento cognitivo e la demenza vera e propria, di cui spesso è il preludio. Numerosi studi in passato hanno dimostrato che il diabete espone a un aumento del rischio cardiovascolare, che a sua volta costituisce un fattore di rischio per i disturbi della memoria e la compromissione delle capacità intellettuali.
Ora un articolo pubblicato sugli Archives of Neurology chiarisce un po’ il quadro, spiegando che non tutti i diabetici hanno la stessa probabilità di andare incontro a declino cognitivo: molto dipende dalle caratteristiche del diabete. L’associazione tra le due malattie è infatti più forte quando il diabete insorge prima dei 65 anni, è presente da dieci anni o più e si manifesta con dei sintomi chiari.
Rosebud Roberts della Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, è giunta a questa conclusione grazie a uno studio che ha coinvolto quasi 2.000 persone di età compresa tra i 70 e gli 89 anni (329 affetti da declino cognitivo lieve e 1.640 senza il disturbo).
Prima dell’inizio dello studio, a tutti i partecipanti è stato chiesto di rispondere a specifici questionari di valutazione neurologica e neuropsicologica, utili per determinare l’eventuale presenza di problemi cognitivi. Le risposte ai questionari e le misurazioni dei valori di glucosio sono servite inoltre per accertare la presenza di diabete mellito e le caratteristiche della malattia (durata,gravità, uso di farmaci specifici, eccetera).
Un terzo degli intervistati ha riferito di essere affetto da diabete, ma meno della metà (41,6%) di questi pazienti era in trattamento con insulina o altri farmaci per abbassare la glicemia. Dai dati raccolti, i ricercatori hanno osservato innanzitutto che la frequenza del diabete è molto simile in presenza o assenza di declino cognitivo: rispettivamente 20% e poco meno di 18% nei due gruppi. Ma se la frequenza di diabete è simile, il rischio di declino cognitivo è quasi doppio in alcuni casi particolari: se il diabete insorge presto, se è presente da molto tempo, se viene trattato con insulina e se ha già dato origine a complicazioni, soprattutto neurologiche e alla retina (neuropatia e retinopatia).
CHE COSA FARE? Come si spiega questo legame?
Secondo i ricercatori, il diabete nel tempo compromette l’efficienza dei piccoli vasi sanguigni esponendoli a danni di tipo aterosclerotico.
Questo comporta una minore ossigenazione dei tessuti nervosi che sembra favorire l’insorgenza dei problemi nella sfera cognitiva.
Questo studio conferma ancora una volta l’enorme importanza della prevenzione: intervenendo sui fattori di rischio per il diabete si evita o si ritarda la malattia e anche questo tipo di complicazioni gravi.
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